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Euro Digitale: Impatti sui consumatori, sugli esercenti e sul sistema dei pagamenti

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Marzo 31, 2025

Abstract

L’attuale proposta di introduzione dell’euro digitale (D€) fa della valuta digitale emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE) un’aggiunta agli strumenti di pagamento in circolazione, ma con meno tutele e senza offrire benefici aggiuntivi.

Dal punto di vista dei consumatori, l’euro digitale non offre benefici aggiuntivi rispetto alle carte, wallet digitali e bonifici. Al contrario, introduce complessità operative, come la necessità di gestire un conto separato in D€, e presenta un livello di tutela inferiore in caso di frode, in quanto le transazioni saranno irrevocabili e non protette da meccanismi di chargeback. Anche il livello di privacy, seppur superiore rispetto ad altri strumenti di pagamento, non è equiparabile al contante, visto che sarà necessario fornire alcuni dati personali.

Per le imprese, l’obbligo di accettazione rappresenta un onere non indifferente, soprattutto per i esercenti. L’integrazione dell’euro digitale nei sistemi esistenti richiede investimenti, mentre le potenziali commissioni di accettazione non sono ancora state definite. Inoltre, l’assenza di un meccanismo efficace di protezione dalle frodi rende il sistema poco attrattivo anche per gli operatori commerciali.

Sul piano sistemico, l’introduzione dell’euro digitale potrebbe alterare l’equilibrio di un mercato dei pagamenti già efficiente, riducendo la competitività e l’innovazione da parte dei fornitori privati. L’esperienza di introduzione di valute digitali in alcuni paesi dimostra un’adozione molto limitata. Anche recenti sondaggi rivelano una scarsa propensione degli Europei ad adottare l’euro digitale.

L’unico potenziale beneficio dell’euro digitale è portare sovranità monetaria, ovvero la riduzione della dipendenza dai fornitori di pagamento extra-europei. Tuttavia, questo obiettivo potrebbe essere meglio perseguito tramite l’evoluzione del sistema di pagamento SEPA verso un modello simile a PIX, il sistema di pagamenti istantanei introdotti dalla Banca Centrale del Brasile a fine 2020. PIX si distingue per semplicità di utilizzo che ne ha permesso la rapida adozione tanto che quest’anno – a soli 5 anni dal lancio – diventerà il primo strumento di pagamento in Brasile. Tutto senza creare una nuova valuta.

Evolvere il sistema SEPA Instant Credit Transfer verso un PIX europeo potrebbe essere un’opzione preferibile: garantirebbe sovranità monetaria, semplicità d’uso e un forte stimolo allo sviluppo di un ecosistema di servizi accessibili via open banking, con risvolti positivi legati all’innovazione nei servizi di pagamento.

Senza una chiara risoluzione delle attuali criticità l’euro digitale rischia di rivelarsi un flop.

Struttura dell’euro digitale? 

L’Euro digitale (D€) è concepito come Central Bank Digital Currency (CBDC) retail, ovvero una forma di denaro digitale accessibile a cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, in contrapposizione a una CBDC wholesale riservata agli operatori finanziari per effettuare pagamenti interbancari. La BCE lo immagina come una valuta elettronica basata su conto dedicato, gestita da fornitori di servizi di pagamento (PSP) privati, che fungerebbero da intermediari obbligati per legge ad offrire e gestire conti per il D€.

Una caratteristica fondamentale del D€ è infatti il suo status di moneta a corso legale, che ne renderebbe l’accettazione obbligatoria. È destinato a essere interoperabile con le soluzioni di pagamento esistenti, e la BCE sottolinea che consentirebbe sia i pagamenti online che quelli in negozio (face-to-face). Inoltre, sono imposte diverse limitazioni per impedire al D€ di minare la stabilità finanziaria. Queste includono un limite al mantenimento dei saldi sui conti dedicati all’euro digitale, inizialmente previsti di € 3–4.000 per conto, un singolo conto per utente, e una politica di conti non fruttiferi, assicurando che l’euro digitale non entri in concorrenza con i depositi delle banche commerciali.

Implicazione per i consumatori 

Dal punto di vista del consumatore, crediamo che non ci siano ragioni convincenti per adottare l’euro digitale. I consumatori hanno già accesso a un’ampia gamma di strumenti e opzioni di pagamento, tra cui carte di credito, di debito e prepagate, opzioni di pagamento fruibili da dispositivi mobili come ApplePay e GooglePay, e-wallet, bonifici bancari ordinari e istantanei. Queste soluzioni sono ben integrate nell’e-commerce e nei punti vendita fisici e offrono funzionalità come la protezione dalle transazioni non autorizzate e, ad eccezione dei bonifici, di meccanismi di chargeback.

Il principale punto debole dell’euro digitale è l’assenza di meccanismi di tutela dei consumatori. I pagamenti effettuati in D€ saranno definitivi e irrevocabili, ovvero, una volta autorizzata la transazione, non potrà essere revocata nemmeno in caso di frode, errore o mancata ricezione del bene o servizio per cui si è pagato. Questo rappresenta un rischio per i consumatori e gli utilizzatori in generale, specialmente in contesti di e-commerce, dove le frodi o la ricezione di beni difettosi sono più frequenti, e dove i consumatori si aspettano di poter contare su meccanismi di protezione quali il chargeback – una pratica comune nelle transazioni con carta. L’assenza di chargeback non solo riduce la fiducia degli utilizzatori nell’D€, ma li espone a maggiori costi indiretti: eventuali controversie sarebbero risolvibili solo attraverso procedimenti legali o arbitrati privati, procedure onerose e spesso complesse.

Una delle principali preoccupazioni è la complessità associata all’utilizzo di un conto per l’euro digitale. Gli utenti sarebbero tenuti a mantenere un conto in D€ separato dal loro conto bancario tradizionale, rendendo la gestione delle transazioni in D€ più complessa anziché più semplice rispetto alla pratica odierna. Il sistema prevede meccanismi di funding per alimentare il conto in D€ e defunding per convertire D€ in valuta tradizionale (Euro) o in contanti. Al momento del pagamento in D€ se il saldo del conto è insufficiente, l’importo necessario a completare la transazione sarebbe trasferito automaticamente dal conto bancario tradizionale dell’utente, mentre i pagamenti ricevuti verranno trasferiti automaticamente sul conto bancario tradizionale dell’utente nel caso il saldo del conto in D€ eccedesse il limite consentito. Tuttavia, per attuare questi meccanismi è necessario che il conto in D€ sia collegato a un conto bancario tradizionale, creando una struttura di doppio conto rendendo la gestione più complessa. Ogni transazione potrebbe generare duplici movimenti contabili, aumentando la complessità operativa e potenzialmente i costi indiretti. Nessuno gradirà questo aspetto poiché obbliga a gestire un conto aggiuntivo per pagare in e ricevere D€ con conseguente aumento della complessità operativa.

L’attuale proposta non prevede commissioni dirette per i consumatori. Tuttavia, poiché banche e PSP sosterrebbero costi operativi, è probabile che aumenteranno le commissioni per altri servizi bancari e/o prodotti di pagamento – come i bonifici, la tenuta del conto o le carte di pagamento – per non ridurre i propri margini, aspetto potenzialmente penalizzante per i consumatori.

Il livello di privacy è modesto, nonostante la BCE sostiene che il D€ può essere utilizzato anche offline, in modalità simili al contante e con un certo grado di riservatezza dei dati. Il livello di anonimato promesso non è quello del contante, poiché l’uso dell’euro digitale richiederà la registrazione dei dati personali dell’utente e la condivisione di alcune informazioni con i fornitori di servizi di pagamento, in conformità con le normative AML (anti-riciclaggio) e CFT (contro il finanziamento al terrorismo). I dati che l’utilizzatore deve condividere per utilizzare l’D€ sono inferiori a quelli previsti per i pagamenti con carta, ma questa maggior privacy appare insufficiente a giustificare l’adozione di un nuovo strumento di pagamento.

Implicazioni per gli esercenti e le aziende 

L’accettazione obbligatoria dell’euro digitale pone sfide significative agli esercenti. A differenza dei consumatori, che hanno la possibilità – ma non l’obbligo – di utilizzare il D€, le aziende saranno legalmente obbligate ad accettarlo, il che potrebbe comportare costi aggiuntivi e oneri di integrazione. I grandi merchant saranno in grado di far fronte a questi costi, ma i piccoli esercenti potrebbero avere difficoltà ad affrontare gli oneri finanziari e tecnici legati all’implementazione dell’accettazione di un nuovo sistema di pagamento.

Il modello di compensazione per gli esercenti è un altro aspetto critico. L’attuale proposta suggerisce che le transazioni che coinvolgono il D€ sarebbero soggette a commissioni di accettazione limitate per gli esercenti, con una struttura inter-PSP progettata per compensare i fornitori di servizi di pagamento. Tuttavia, resta da vedere se queste commissioni saranno sufficienti a coprire i costi operativi per i PSP; se così non fosse porterebbe a potenziali distorsioni del mercato.

Inoltre, il D€ ridurrà effettivamente le commissioni di accettazione per gli esercenti? Sebbene il D€ sia progettato per diventare un’alternativa a basso costo agli attuali strumenti di pagamento, in un mercato con soluzioni consolidate, i commercianti potrebbero finire per pagare costi aggiuntivi semplicemente per conformarsi ai requisiti legali senza ricevere benefici tangibili.

Rischi di frode, sicurezza e responsabilità 

Come descritto in precedenza, uno svantaggio significativo dell’euro digitale è la mancanza di solidi meccanismi di protezione dei consumatori, ma anche degli esercenti. Molti sistemi di pagamento elettronico – in particolare le carte di pagamento – offrono processi per risolvere le controversie, monitorare le frodi e opzioni di chargeback, che proteggono consumatori ed esercenti da transazioni non autorizzate e truffe. Il D€ funzionerebbe più come denaro contante o bonifici bancari in quanto le transazioni sarebbero irreversibili, il che significa che le vittime di frodi e truffe non avrebbero modalità formali di risarcimento.

Ciò solleva preoccupazioni circa l’onere finanziario che le transazioni non autorizzate e truffe potrebbero comportare per aziende e consumatori. Se le regole di responsabilità non sono ben definite, gli esercenti potrebbero dover affrontare maggiori costi dovuti alle frodi, che potrebbero in ultima analisi essere trasferiti ai consumatori attraverso prezzi più alti. A meno che non vengano stabilite chiare regole di responsabilità, l’adozione dell’euro digitale potrebbe comportare rischi finanziari significativi e costituire una seria barriera alla sua diffusione.

Sfide nell’implementazione e nella concorrenza di mercato 

Nel contesto attuale del mercato dei pagamenti in area SEPA non vi sono carenze o lacune infrastrutturali che il D€ possa colmare. Il mercato è già ricco di alternative efficienti e affidabili. Creare una nuova soluzione sostenuta dallo stato, che ne impone l’accettazione agli esercenti, rischia di minare la competitività dei fornitori privati e alterare l’equilibrio di un mercato attualmente ben funzionante ed efficiente. L’introduzione forzata di un sistema di pagamento pubblico, con vincoli regolamentari e sovvenzioni, può scoraggiare l’innovazione e portare a squilibri difficili da prevedere, senza offrire benefici tangibili ai consumatori.

Gli attuali sistemi di pagamento europei, quali i pagamenti istantanei SEPA, potrebbero essere soppiantati dall’adozione forzata del D€ – dovuta all’obbligo di adozione – nonostante siano in grado di gestire transazioni rapide e sicure. L’impatto dell’Euro digitale sugli strumenti di pagamento internazionali – quali le carte di pagamento – probabilmente sarà minore in quanto forieri di benefici economici per i PSP, che non avranno alcun incentivo a promuovere i conti e le transazioni in D€.

La forte attenzione alla fruizione tramite dispositivi mobili dell’attuale proposta della BCE potrebbe essere un fattore limitante. I pagamenti tramite dispositivi mobili rappresentano attualmente meno del 10% delle transazioni nei punti vendita fisici in Europa, e non è chiaro se diventeranno dominanti nel prossimo futuro. Pertanto potrebbe essere un rischio strategico, poiché presuppone un livello di adozione che potrebbe non concretizzarsi. Inoltre, in alcuni paesi vi sono sistemi di pagamento fruibili tramite dispositivi mobili con tassi di penetrazione significativi. Poiché è improbabile che due sistemi possano coesistere con successo, il D€ dovrebbe sostituirli il che è improbabile.

L’esperienza di altri paesi che hanno implementato CBDC retail – come le Bahamas (Sand Dollar) o la Giamaica (Jam-Dex) – mostra un’adozione molto modesta da parte dei cittadini, con valori in circolazione inferiori al 2% rispetto al contante. Senza chiari benefici, l’euro digitale rischia di non attirare l’interesse dei consumatori, diventando un costoso esperimento poco utilizzato e poco utile nel quotidiano.

Inoltre i consumatori europei non mostrano interesse verso l’euro digitale, il che non sorprende vista l’assenza di benefici tangibili e le complessità che introduce. In una recente survey della ECB[1] , una parte sostanziale dei 19mila cittadini coinvolti in 11 nazioni dell’area euro dichiara che non adotterebbe l’euro digitale, a causa di una forte preferenza per un metodo di pagamento esistente.


[1] https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/scpwps/ecb~cde4bd616e.wp3035en.pdf?33bf2be9c5ed0fcd1e01afcb1a91eba4

Potenziali applicazioni avanzate 

Tra le potenziali applicazioni future dell’euro digitale ci sono i pagamenti machine-to-machine (M2M) e le transazioni Web3, entrambe aree emergenti. Sebbene il D€ potrebbe teoricamente essere utilizzato per transazioni automatizzate tra smart devices, le soluzioni esistenti basate su moneta bancaria tokenizzata e SEPA potrebbero già oggi svolgere questo ruolo, senza richiedere una valuta digitale emessa da una banca centrale.

Sovranità monetaria 

La sovranità monetaria sembra essere l’unico valore che l’euro digitale potrebbe portare, al fine di ridurre la dipendenza dai sistemi e dai fornitori di servizi di pagamento stranieri. Vale la pena chiedersi che il D€ sia l’alternativa più idonea. Riteniamo sia utile valutare e prendere spunto da soluzioni di successo come PIX piuttosto che da esperienze fallimentari quali le CBDC retail citate in precedenza.

PIX è un sistema di pagamenti istantanei sviluppato dalla Banca Centrale del Brasile. Tramite l’accesso via web o app, permette di trasferire denaro tra conti bancari in pochi secondi, h24 e senza costi per i privati. L’operatività è semplice: innanzitutto non è necessario un conto dedicato, come nel caso dell’euro digitale. L’utente collega il proprio conto bancario esistente a un identificativo chiamato “chiave PIX” (es. il numero di telefono, indirizzo email, il codice fiscale o un codice scelto dall’utente. Per trasferire fondi, l’utente inserisce la chiave PIX o scansiona il QR code del destinatario che riceve l’accredito in pochi istanti.

Dal lancio a novembre 2020 l’utilizzo di PIX è cresciuto rapidamente. Nel 2024 il 63% dei brasiliani ha utilizzato PIX almeno una volta al mese, e ogni utilizzatore ha effettuato in media di 32 transazioni mensili. Il valore medio delle transazioni era R$ 190,57 (€ 30,68)[1]. Con l’ampia adozione di PIX il Brasile è diventato il secondo mercato di pagamenti istantanei dopo l’India, rappresentando il 14% di tutte le transazioni globali[2]. Si prevede che nel 2025 PIX supererà le carte come metodo di pagamento negli acquisti online in Brasile, con una quota di mercato del 44% vs.41% delle carte.[3] A sottolineare il successo nella diffusione, la banca centrale Brasiliana cita che al 2022 oltre 71 milioni di brasiliani erano stati inclusi nel sistema finanziario attraverso PIX.

Un sistema simile a PIX potrebbe essere implementato nell’Unione Europea attraverso un sistema centralizzato gestito dalla Banca Centrale Europea (BCE) con identificatore univoco per ogni utilizzatore e con l’obbligo di partecipazione per tutte le banche, gli esercenti e le aziende.

Rispetto al Brasile l’UE dovrebbe affrontare aspetti legati alle realtà dei singoli stati membri tra cui le regole bancarie nazionali, gli aspetti legati alla privacy /GDPR) ed i molteplici strumenti di pagamento con utilizzo diffuso nei diversi paesi. Inoltre sarebbe utile implementare meccanismi di chargeback al fine di offrire le stesse tutele di altri strumenti di pagamenti quali le carte e alcuni e-wallet.

Un’evoluzione del sistema SEPA Instant Credit Transfer (SCT Inst) potrebbe essere una possibile soluzione tecnica.  Ma l’implementazione di un PIX europeo richiede una forte volontà politica e normativa per superare le resistenze delle banche e garantirne l’adozione capillare. Così come per l’euro digitale le banche dovrebbero rinunciare ad una grossa parte degli introiti generati dai sistemi di pagamento basati su carta, pertanto non promuoverebbero attivamente un nuovo sistema di pagamento.

Nonostante ciò i dati sull’utilizzo di PIX in Brasile e quelli delle CBDC di altre nazioni suggeriscono che le chance di successo di un ipotetico PIX europeo siano molto superiori rispetto a quelle di una CBDC come l’euro digitale.


[1] https://laterrazzamongardino.it/tutte-le-notizie/nel-2024-il-63-della-popolazione-brasiliana-ha-usato-pix-almeno-una-volta-al-mese-mostra-fgv/

[2] Prime Time for Real-Time 2024, ACI Worldwide

[3] https://www.reuters.com/business/finance/brazils-pix-overtake-credit-cards-e-commerce-soon-2025-study-shows-2024-09-09/

Il ruolo dell’Open Banking

L’Open Banking è centrale nell’operatività di PIX, che si basa sull’interscambio di informazioni dei correntisti tra le banche partecipanti. La banca centrale del Brasile ha assunto l’onere di gestire i processi di open banking che consentono di operare PIX, di fatto in un regime di monopolio.

L’Unione Europea ha scelto di lasciare le iniziative di open banking al libero mercato, pur in un contesto regolamentare omogeneo (PSD2, PSD3). Probabilmente le aspettative erano quelle di un utilizzo dei servizi abilitati dall’open banking superiore a quanto è avvenuto: si stima che a fine 2022 circa il 2% dei consumatori digitali in Francia, Spagna, Italia e Germania fruisse di servizi attraverso l’open banking[1]. Seppur il tasso di fruizione sia in crescita, gli stimoli verso l’open banking appaiono modesti, anche tra gli utenti digitali.


[1]https://openbanking.foleon.com/live-publications/the-open-banking-impact-report-2024-march/executive-summary

Conclusioni 

L’euro digitale non ha casi d’uso convincenti e presenta aspetti irrisolte. Non offre alcun vantaggio significativo ai consumatori rispetto ai metodi di pagamento esistenti, mentre il requisito di accettazione obbligatorio potrebbe comportare costi aggiuntivi e oneri operativi per gli esercenti senza portare valore aggiunto. La mancanza di chiari meccanismi di protezione dei consumatori e le incongruenze normative ne complicano ulteriormente l’implementazione, e con ogni probabilità porteranno un aumento dei costi.

Invece di risolvere un problema, l’euro digitale sembra introdurre complessità in un mercato dei pagamenti già funzionale ed efficiente. Se non si risolvono questi aspetti critici, l’euro digitale rischia di diventare un’aggiunta inefficiente e non necessaria all’ecosistema dei pagamenti europeo, entrando in concorrenza sleale con le infrastrutture di pagamento esistenti, a causa del suo status di moneta legale, senza portare benefici tangibili. Inoltre vista la scarsa propensione dei cittadini europei verso l’euro digitale e l’adozione molto modesta di valute digitali nei paesi dove sono state introdotte, l’euro digitale rischia di essere un costoso flop.

Se la finalità è raggiungere la sovranità monetaria europea, evolvere il SEPA Instant Credit Transfer verso un sistema simile a PIX sembra un’opzione preferibile, visto il rapido successo che ha avuto in Brasile.  Inoltre potrebbe essere un’occasione per stimolare l’adozione dell’open banking con conseguente sviluppo di servizi da questa abilitati.

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