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Rincari bollette – Le scelte del governo e i comportamenti dei consumatori

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Ottobre 11, 2021

Rincari Bollette

Come si stanno evolvendo i prezzi dell’energia elettrica?

Il 13 settembre il ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani ha ricordato che la “Lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%, il prossimo trimestre aumenta del 40%”. Nonostante questi rincari si riferiscono alla sola componente energia, l’impatto sui prezzi delle bollette è significativo in quanto la componente energia impatta il 55-65% del costo totale.

Per molti consumatori e aziende la scadenza dei contratti annuali di energia elettrica sarà il 1° ottobre; da quella data scatteranno i rincari.

Le ragioni dei rincari

Le economie di molte nazioni stanno ripartendo a ritmi sostenuti in linea col graduale superamento della pandemia, pertanto la domanda di energia è in forte aumento in tutto il mondo. Questo comporta un aumento dei prezzi delle fonti fossili con cui si produce energia, che pesano ancora per oltre il 60%, perché non si riesce ad aumentarne la quantità estratta al ritmo della domanda crescente. L’aumento dei combustibili fossili non impatta l’energia prodotta da fonti rinnovabili – circa il 28% – ma l’energia è negoziata su mercati simili ai mercati finanziari, pertanto i produttori la vendono a prezzi allineati all’energia prodotta da fonti fossili, con forte aumento dei profitti. Stesso comportamento per i produttori di energia nucleare.

Un ulteriore aumento dei prezzi è dovuto all’aumento crescente nel tempo dei costi delle quote di emissione ETS che le imprese dell’UE (tra cui i produttori di energia) devono sostenere per emettere CO2 – volti a disincentivare i processi produttivi inquinanti – aggravato da un ulteriore quota dovuta agli incendi che quest’estate hanno distrutto aree boschive create per ridurre la quantità di CO2.

Può lo stato mitigare l’impatto degli aumenti?

L’intervento del ministro ha generato uno tsunami mediatico. Le pressioni dei media e dei rappresentanti di imprese e cittadini hanno spinto il governo a ipotizzare più opzioni per mitigare il rincaro energico.

Fra le più accreditate c’è la riduzione dell’IVA sulle forniture di gas ed energia elettrica, come in Spagna, dove il governo ha ridotto l’aliquota dal 21% al 10%.

Una seconda opzione è allocare gli oneri di sistema nella fiscalità generale, rendendo il costo finale della bolletta più leggero per l’utente finale del 20-25%. Tale opzione potrebbe essere efficace sia per mitigare i rincari nel breve periodo sia a fini sociali, rendendo più equo questo costo per le famiglie, dal momento che impatterebbe in misura progressiva. Questo anche in considerazione del fatto che il valore generato dalla riscossione degli oneri di sistema è investito in infrastrutture energetiche sostenibili, smaltimento di rifiuti nucleari e altri scopi socialmente rilevanti che esulano dalla quantità di energia utilizzata.

Queste opzioni sono volte a calmierare l’impatto dei prezzi nel breve periodo sulle bollette di milioni di italiani dal 1° ottobre 2021.

E nel lungo periodo?  I costi dell’energia prodotta da fonti fossili sono destinati ad aumentare in primis per l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili stessi. Per limitare il trend di aumento dei prezzi dell’energia e scongiurare danni sistemici è importante aumentare in modo molto significativo ed in tempi brevi il mix di energia prodotta da fonti rinnovabili in modo da ridurre drasticamente la dipendenza dai combustibili fossili. Questo è ulteriormente importante per mitigare gli effetti gel global warming e limitare danni ambientali irreversibili. Il governo italiano si è posto obiettivi sfidanti in tal senso, ma è necessario accelerare questa transizione facendo leva sulla disponibilità di fonti d’energia diversificate presenti in Italia – geotermico vulcanico, idroelettrico fluviale e marino, solare e fotovoltaico, eolico – molte caratterizzare da un alto potenziale energetico a costi, tuttavia, sufficientemente elevati da richiedere un aiuto economico da parte dello stato.

Opzioni per limitare i prezzi

Le iniziative del governo sono in grado di ridurre rapidamente le tariffe dell’energia, ad esempio riducendo le aliquote fiscali applicate. Questo però non è indolore in quanto riduce la capacità di spesa pubblica e/o aumenta il debito pubblico, comportando nel lungo periodo maggiori imposte o tasse laddove non vi sia una sufficiente maggior crescita economica.

Vi sono una serie di comportamenti virtuosi che ognuno può seguire per ridurre la spesa energetica ma che non comportano costi di altra natura, non mantengono il nostro stile di vita e fanno bene all’ambiente.

L’attenzione ai consumi energetici è modesta: spesso lasciamo accesi apparati elettrici anche dopo l’utilizzo necessario. I casi sono molteplici: TV in stand-by per oltre il 90% del tempo, PC ed il monitor in stand-by dopo l’utilizzo, luci accese in ambienti vuoti, telefoni cellulari accesi di notte (magari in modalità silenzioso per non disturbare), router wi-fi accesi quando non servono per tempi prolungati sono solo alcuni esempi di consumi energetici inutili, con impatti negativi sia sui costi per gli utenti sia sull’ambiente.

Comportamenti virtuosi sono legati anche a scelte di apparati efficienti, in particolare se energivori. Immaginiamo di acquistare un frigorifero di capienza 365 litri ed efficienza energetica A+++, assumendo 10 anni di vita utile, 173 kWh di consumo annuo ed un prezzo di acquisto di € 900. Immaginiamo poi ci sia una seconda opzione: un frigorifero di dimensioni inferiori – 270 litri di volume interno – meno efficiente – categoria di efficienza energetica E – con conseguente un consumo annuo di 650 kWh (gli esempi sono reali). Il secondo frigorifero consente un risparmio iniziale di € 400, tuttavia considerando un prezzo medio dell’energia elettrica di 0,15€ al kWh, il prodotto di categoria A+++ comporta costi annui di energia di € 25,90, mentre il secondo € 97,50. I costi sostenuti nei 10 anni di vita utile con frigorifero più efficiente sono € 1160, mentre il modello meno efficiente ma con costo iniziale inferiore ci costa € 1475, ovvero € 315 in più. Pertanto è errato considerare il secondo prodotto più economico, nonostante il prezzo di acquisto inferiore. Alla base delle nostre considerazioni vi sono prezzi dell’energia costanti nel tempo, ma un loro aumento è molto probabile. Se dopo cinque anni l’energia elettrica avesse un prezzo medio di € 0,20 il divario del Total Cost of Ownership dei due modelli sarebbe di € 435. Pertanto la scelta di un elettrodomestico più caro ma più efficiente premia il consumatore nel lungo periodo è riduce anche gli impatti sull’ambiente.

Se desideri suggerimenti su come diminuire i costi dell’energia contatta un nostro esperto o prenota una call. Inoltre seguici su Linkedin.

Il Team di CleverAdvice

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